Potrei definirmi imprenditore seriale, forse visionario è una parola grossa anche se una "visione" ce l'ho da lungo tempo ed è quella che si sta concretizzando nella rivoluzione della telefonia mobile e del personal computing sostituendo ad entrambi i mercati il mobile computing. Sono senz'altro un buon osservatore del mondo, nonchè una persona che fonda le proprie iniziative su inventiva, entusiasmo, accettazione del rischio e capacità di cambiare - o sviluppare meglio - le mie idee cercando sempre di osservare le cose da un diverso punto di vista.
Sono da sempre sostenitore del principio della creazione di valore aggiunto nel ricercare costantemente quelle situazioni dove la somma degli addendi (siano persone, aziende od assets) crei sopravvalore, dove cioè 1+1 sia uguale almeno a 3.
Ho fondato diverse aziende, ognuna con un business model ed un target differente, fino ad arrivare ad un gruppo con 50 dipendenti e dieci milioni di fatturato, da zero ed in poco meno di sei anni, senza accedere a finanziatori esterni. Dopodichè un anno fa ho forzatamente venduto al socio "non visionario" che negli anni era passato in maggioranza avendo potuto investire più capitale e che, diversamente da me, non puntava alla crescita continua di quanto creato.
Vendendo ho distaccando dal gruppo gli assets che mi interessava sviluppare, ed oggi mi trovo a gestire in una fase di re-start-up di una società di nome Goware che si occupa di produzione e distribuzione di applicazioni e servizi per il mobile computing. Sono inoltre editore di un webmagazine di nome Morse.it, che riscuote un discreto successo tra tecnofans, geeks e qualche addetto ai lavori nelle TLC e nell'elettronica di consumo.
Ho vissuto un paio di anni negli Stati Uniti - pur se negli anni della spensieratezza - potendo rendermi conto di quanto quello sia un sistema che fa di tutto per mettere le persone nella condizione di creare valore, a differenza del sistema socio-politico-economico-culturale disonesto, stretto e rigido che soffoca qualsiasi iniziativa nasca nel nostro paese. Ciononostante, mi ribello con orrore all'idea di abbandonare l'Italia e costruire altrove: mi sembrerebbe di non accettare le regole del gioco della partita a cui sto giocando, per cercarne di più favorevoli, e soprattutto mi affliggerebbe l'idea di lasciare il *mio* paese in preda a chi non ha idee e voglia di cambiare le cose. Credo nel ruolo sociale e nella responsabilità dell'imprenditore, a prescindere dalla dimensione della sua impresa, come perno centrale di un paese.
Ovviamente, da buon imprenditore seriale, ho sempre almeno un altro progetto di newco in lavorazione ed un altro ancora dormiente nel cassetto ;-)
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