- Entrepreneur (Passpack)
- Web Design & Usability
- Communication & Product Evangelism
Sono nata a e cresciuta a NY, ma vivo a Roma ormai da circa dodici anni. La mia formazione è nel mondo del design, con un BFA alla Rhode Island School of Design. All'epoca non esisteva ancora la facoltà multimedia, quindi la mia laurea è ufficialmente in fotografia – mestiere che ho praticato per circa cinque settimane, perché la mia curiosità andava sempre più verso il mondo digitale. Durante un anno di studio a Roma ho scoperto l'HTML. Non ho più lasciato Roma, e non ho più lasciato il web.
A fine 2006 ho fondato, insieme a Francesco Sullo, Passpack - un gestore di password sul modello Software as a Service. Francesco sviluppa e io curo il design e copy dell'applicazione, il sito, il blog, la knowledge base, ecc. Gestisco il customer support, dapprima rispondendo alle richeste degli utenti, poi formando il personale, e ora con la creazione di sistemi aggiuntivi più efficaci. Infine, sono a capo della comunicazione aziendale, partecipando in prima persona all'evangelism del prodotto nei social media, negli eventi e nell'interazione con i media tradizionali. L'evangelism richiede la maggior parte del mio tempo, ed è anche un punto cruciale per l'azienda oltre allo sviluppo stesso.
Infine, come presidente della società e del CdA mi occupo di mantenere e creare nuovi contatti per il fundraising, tenendo aggiornato il business plan.
E' un'esperienza in continua evoluzione, a momenti spaventosa, ma sopratutto esilarante. Dormo raramente.
Nel Dicembre 2006, con Francesco Sullo, abbiamo lanciato Passpack. Sul progetto ho messo i miei dieci e rotti anni di esperienza da designer freelance e (fondamentale) la conoscenza madre lingua dell'inglese. Francesco invece ha messo i suoi oltre 15 anni di esperienza nel mondo IT e la sua forma mentis da fisico. Insieme abbiamo creato e lanciato il prodotto. Poi ci siamo imbarcati nel mondo folle delle start-up.
Passpack è un online password manager, ovvero un sito Internet dove le persone possono tenere le proprie password organizzate, al sicuro e sempre a portata di mano. Il prodotto è semplice e tutti ne abbiamo bisogno (Chi non odia le password? Chi non se le dimentica sempre?). Il punto cruciale del prodotto è che le password delle persone sono totalmente private. Nemmeno Francesco, che ha scritto ogni riga del codice dell'applicazione, sarebbe in grado di leggere le password dei nostri utenti.
E' un Software as a Service secondo il modello freemium, cioè con la maggioranza degli account gratuiti e una piccola percentuale di utenti che compra servizi premium. Questi pacchetti a pagamento sono rivolti alle micro aziende – una fascia del mercato non servito né dai prodotti per singoli individui, né da quelli per il mondo enterprise, molto costosi.
Oggi, a due anni appena compiuti, Passpack conta quasi cinquantamila utenti. Ha ricevuto in primavera un seed da Zernike-Meta Ventures con la partecipazione di una decina di membri del network Italian Angels for Growth. In questi anni abbiamo imparato come gestire il customer support, come scegliere (e non scegliere) il personale, cosa aspettarsi dagli investitori, come usare i social media per evangelizzare il prodotto e – soprattutto – quanto sia fondamentale una rete viva di contatti per far crescere l'azienda.
Un momento particolare, che ti ha "acceso una lampadina"
L'idea è venuta a Francesco... durante la nostra luna di miele. Era il 2003. Ma non è stato possibile costruire il prodotto fino alla fine del 2006. Nei tre anni di mezzo, ogni tanto tirava fuori quest'idea di salvare le password online. E ogni volta gli dicevo che era pazzo. Alla fine, ha vinto lui. Il 12 dicembre 2006 un nostro amico si è ritrovato uno slot per lanciare una start-up a LeWeb3 ma... gli mancava la start-up. Francesco ha insistito, e alla fine abbiamo creato e lanciato Passpack.
Le tre difficoltà principali che hai incontrato
1. Dover imparare tutto, ma proprio tutto, del mondo del private investment.
2. Scegliere il personale. Non solo quali persone, ma quante e in quali ruoli.
3. Aver sottostimato il tempo necessario a "montare" l'azienda, a discapito dello sviluppo.
Che cosa avresti voluto sapere prima di cominciare?
Moltissime cose. Sopratutto però quanto sarebbe stato difficile costruire il team. Si sente sempre parlare del fatto che non c'è lavoro – è una menzogna gigantesca. Non ci credete! Ora il nostro approccio non è "non abbiamo fretta". E' anche importante stare lontano dai consulenti a retainer. Può sembrare una soluzione conveniente, ma in realtà crea un rapporto basato su tempo e task, ma non sui risultati.
Qual è stato l’aiuto più importante che hai ricevuto?
L'aiuto migliore viene è sempre venuto da altri imprenditori.
Cosa pensi sia necessario per stimolare l’imprenditoria innovativa?
Ottimismo. Trasparenza. In termini più concreti, un bel corso "senza peli sulla lingua" ai neo imprenditori su che cosa aspettarsi dal mondo degli investitori. I fondi e gli angel hanno alle loro spalle anni di esperienza e fiumi di consulenti specializzati. Hanno ben presente tutti gli strumenti a loro disposizione. Per poter interagire con loro, gli imprenditori inesperti devono apprendere molto, altrimenti si rischia un rapporto troppo sbilanciato.
Il tuo imprenditore modello
Non saprei. Sono molti.
Qualche dettaglio personale
Non pratico sport almeno di non essere costretta con la forza. Leggo molto, qualsiasi cosa che mi si presenti davanti.
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Altri contatti e fatti vari sul mio blog.
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