Con questo post inauguriamo una nuova serie di contributi dedicati alla creazione e all'evoluzione di un'azienda.
Abbiamo deciso di intitolare questa iniziativa "Vita da imprenditore" perche' cio' che vogliamo far emergere sono le considerazioni e le esperienze di tipo personale raccolte dai soci di 1GN. Ognuno con il proprio punto vista, con esperienze imprenditoriali diverse, ma accomunati dai principi del Network.
Lo strumento che utilizzeremo e' quello tipico dei blog, con "post", cioè articoli come questo, e commenti. Un socio lancera' un tema alla volta e gli altri soci e gli utenti registrati potranno, tramite i commenti, esprimere la loro opinione e condividere le proprie esperienze.
Ecco una prima lista degli argomenti che vorremmo trattare nei prossimi mesi. E' riportata di seguito, e ovviamente e' un "work in progress" che potra' essere modificato e arricchito con nuovi argomenti. Oggi partiamo con il tema dell'internazionalizzazione con questo articolo di Alberto D'Ottavi, che da giornalista ci ha aiutato a definire il format.
Michele Appendino collabora con Altis - Alta Scuola Impresa e Società dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Per il progetto di e-learning di "Scuola Euromediterranea - Introduzione all'imprenditorialità"
http://altis.unicatt.it/it/corsi_di_alta_formazione/scuola_euromediterranea_introduzione_allimprenditorialit
Il livello di preoccupazione nei confronti del tema della riservatezza nella comunità imprenditoriale è a mio avviso inversamente correlata con il livello di sviluppo dell’”ecosistema” del Venture Capital in un dato Paese.
Qui di seguito trovate una lista, tuttavia non esaustiva, delle ragioni per cui gli imprenditori non dovrebbero essere troppo preoccupati nel rivelare i loro piani ai Venture Capitalists:
Poco fa, in occasione di un incontro ed in presenza di diversi imprenditori, essendomi stato chiesto di sviluppare il concetto di “come gli imprenditori dovrebbero avvicinarsi a noi”, ho avuto l’opportunità di riflettere sull’argomento ed ho realizzato che proprio l’approccio è ciò che spesso immediatamente scoraggia i venture capitalists, in particolare (purtroppo) in Italia.
Fare un business plan a volte è uno scoglio insormontabile per molti "wanna be" imprenditori. Nella presentazione qui sotto allegata provo a spiegare perchè fare il bp, cosa deve contenere/quale formato usare ed alcuni esempi delle analisi/approfondimenti da fare e di possibili modalità di presentazione.
L'era dei campioni nazionali è finita. Dovunque (forse con l'eccezione degli Stati Uniti, mercato di 300 milioni di persone), gli imprenditori devono pensare al loro prodotto o servizio da subito per un mercato globale: e anche noi italiani, soprattutto sul Web, dobbiamo cominciare a pensare un po' di più come se fossimo olandesi, norvegesi o estoni.
Provate ad andare su Internet e guardate i siti dei principali Venture Capitalists (americani o europei che siano). Sono tutti molto simili: laccati e perfettini, team con ottima preparazione, investitori istituzionali e soprattutto portafoglio di investimenti tutti ben performanti (gli investimenti andati male infatti tipicamente vengono tolti dai siti). L'immagine e' quella di una gabbia dorata di gente che coglie sempre i trend e le nuove opportunita' prima degli altri e esce al momento giusto.
Piu' volte in vari commenti sul sito ed anche in occasione della presentazione dei Business Plan per MTB ci e' stato chiesto un consiglio su come preparare un Business Plan. Nel mio lavoro di Venture Capitalist ho visto migliaia di Business Plan; ora, con questo post, cerco di dare qualche consiglio su cosa fare e non fare.
Non esiste un Business Plan ideale, nel momento in cui il cosiddetto “Business Plan” può servire a raggiungere diversi obiettivi:
a) Catturare l’attenzione del Venture Capitalist (VC);
Certo che Internet rappresenta sicuramente uno dei mezzi piu' efficienti, meno costosi per promuovere i propri prodotti/servizi rapidamente in altri paesi, e concordo con Luigi Orsi Carboni che possano esserci 2 strade: Light o Strategica, delocalizzando alcune attività nei paesi dove queste sfruttano al meglio l'esperienza locale (costo mano d'opera, know how, raccolta di denaro, etc..)...tuttavia vorrei offrire uno spunto trattando un tema a me particolarmente caro, che è l'internazionalizzazione attraverso diverse forme di partnerships (ad es. joint-ventures, master franchising..).
Iniziamo la serie "Vita da imprenditore" affrontando il tema dell'internazionalizzazione.
La domanda classica "come si fa ad aprire un'azienda all'estero" è una di quelle che abbiamo ricevuto più spesso, in questi primi mesi di attivita' di 1GN. In effetti, è un'opzione che viene presa in considerazione sempre piu' frequentemente. Rappresenta una scelta quasi obbligata per le aziende già sviluppate che vogliono crescere, ma può essere una chance importante anche per chi progetta nuove imprese.
In questo post ho raccolto una serie di spunti iniziali, per poi dare spazio nei commenti a chi, fra i soci o fra gli utenti registrati, abbia voglia di intervenire. Parecchi soci di 1GN hanno avuto esperienze nei mercati internazionali (Stati Uniti, Francia, Inghilterra, Spagna, Cina, Giappone, eccetera) e quindi potranno contribuire.
Di seguito riporto alcune esperienze tratte dai profili dei soci di 1GN, con lo scopo di mostrare esempi diversi di internazionalizzazione. Lascio quindi la parola ai commenti dei soci e degli utenti registrati.
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