Durante il panel moderato da Marco Palombi il professor Alberto Sangiovanni-Vincentelli ha risposto alla domanda su "cosa è necessario fare se uno ha nuove idee". La prima cosa, ha affermato, è "people, people, people". Il primo ingrediente da verificare, cioè, è costruire adeguatamente il team. Secondo passaggio obbligato è creare un buon business plan, dove il termine importante è "plan". Si è stupito, durante gli incontri avuti con diverse start-up italiane, di riscontrare una bassa capacità di stesura di un adeguato business plan, proprio dal punto di vista della capacità di elaborare un piano e un programma.
Quindi si può passare ai finanziamenti, nei confronti dei quali bisogna considerare che è necessario "assumere" il proprio finanziatore, perché il venture capital è il primo consulente dell'azienda. Bisogna cioè trovare un investitore che capisca e condivida i valori dell'azienda: è molto meglio non farla partire che avere l'investitore sbagliato.
Questo perché i venture capitalist sono diversi, e devono essere ben distinti dal ruolo delle banche. Queste possono investire piccole quote del capitale in fondi, ma non gestire direttamente, perché il loro approccio è minimizzare il rischio, mentre quello del Venture Capital è massimizzare il ritorno. Se i venture capitalist investono soldi altrui, inoltre, è meglio, perché operano quindi da professionisti e avranno una maggior trasparenza ed efficacia nel perseguire gli obiettivi, che coinciderà con il fare il bene dell'azienda stessa. Dal punto di vista della situazione degli investitori finanziari, dunque, Sangiovanni-Vincentelli ha affermato che non è spaventato che ci siano pochi soldi, ma piuttosto dalla scarsa competenza dei venture capital.
Infine, una raccomandazione per le istituzioni scolastiche, in particolar modo l'università: la formazione di base è essenziale, e serve poi per avere flessibilità. Gli anni di studio formativi devono poi servire 40 anni, per cui devono essere il più approfonditi e qualificati possibile. "Importante per l'Italia", ha dunque affermato, "è non rovinare l'università". È importante che ci sia una elevata qualità della formazione.
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